Monthly Archives: September 2012

Quando non ci saranno più’ Elefanti

Che faremo quando non ci saranno più’ Elefanti?.

Voglio dire completamente. Tutti morti. Uccisi. Distrutti. Annientati. Che faremo allora? Per favore, acquistate il prossimo numero di National Geographic (Ottobre 2012) e leggetevi il bellissimo articolo di Bryan Christy con le fotografie di Brent Stirton sui 25,000 elefanti che sono stati uccisi lo scorso anno.

25,000.

Uccisi per nessun motivo valido. Io non considero l’uccidere per l’avorio un motivo serio. A me, che i Cinesi facciano grande uso di avorio, non me ne frega nulla. Nel 1979, c’arano 1.3 milioni di Elefanti Africani nel 2007 il loro numero si e’ ridotto a poco più’ di 500,000 esemplari.

In troppi paesi al mondo esiste un mercato illegale per l’avorio. Nelle Filippine, in Cina, in Giappone. Se continuiamo di questo passo tra venti anni non ci saranno più’ elefanti, se non qualche vecchio esemplare, triste, rinchiuso in qualche zoo.

Sono animali splendidi. Forti. Intelligenti. Fanno parte della storia del nostro pianeta.

Per favore, smettiamo di ucciderli. Fermiamo il massacro. Non voglio pensare a quando non ci saranno più’ elefanti.

A proposito, in liberta’ restano 3,200 tigri, 50 Rinoceronti di Java, 200 di Sumatra e 786 Gorilla di Montagna.

Perche’?

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Il Pasdaran di Janesville

Paul Ryan e’ un tipo speciale.

Uno che sembra avere la soluzione a tutti i mali dell’America, che poi in fondo sono i mali dell’occidente. Alcuni dicono che e’ anche prestante e fotogenico e forse a uno sguardo superficiale così’ potrebbe sembrare Infatti e’ alto, moro, snello e con gli occhi azzurri. Ma se poi lo guardate bene da vicino vi potete rendere conto che ha la fronte bassa, le sopracciglia troppo marcate, le orecchie a sventola il naso esagerato, le labbra non esistono e il mento di Paul Ryan e’ un mento speciale. A Roma la chiamerebbero una bella “schucchia”. Ecco, la sua politica e’ esattamente come lui, sembra bella ma solo se la guardi da lontano. Se ti avvicini pero’ ti rendi conto che non e ‘ affatto così’. E’ meno bella di quella che appare a prima vista.

Ma in fondo, Ryan se ne frega della profondita’. Quello che conta per lui, così’ come a quelli del tea party, e’ il fare sensazione a prima vista. E’ il suo, il populismo facile e scontato di quelli, appunto, del tea party. Nessuna seria idea, ma solo strilli contro, e castronerie. Dal creazionismo, a quanto sarebbe facile risolvere il problema del budget (un’idea ce l’avrei anche io…cominciamo a ridurre le spese per gli armamenti), all’essere contro tutto e tutti. Poca profondita’ e molta, moltissima ignoranza, infatti Michelle Bachman e’ il loro profeta.

Paul Ryan e’ un ipocrita. Vuole essere la voce del tea party (il minuscolo e’ sempre intenzionale), essere dunque contro il “big governament” eppure lui e’ un professionista della politica essendo membro del congresso da quando aveva ventotto anni. Dunque uno che non ha una vera esperienza di lavoro, al di fuori, ma guarda un po’ dal “big governament”

Nonostante quello che lui dice, Paul Ryan non si e’ fatto da solo. Per nulla. La sua famiglia e’ proprietaria della Ryan Inc. che e’ una delle industrie più’ importanti di Janesville. Non e’ necessario aver sofferto la povertà’ da giovani per essere dei buoni pubblici ufficiali. Non credo ci sia vergogna nell’essere nato da una famiglia agiata. Ma per favore non creiamo doti che non esistono.

Paul Ryan ha dichiarato al fisco nel 2011 un introito netto di circa 800,000 dollari nonostante che il suo stipendio da parlamentare e’ di 174,000, quindi e’ uno che riesce a far fruttare molto bene i suoi interessi, buon per lui. E’ chiaro che con questo reddito se ne può’ infischiare di quelli che vivono con la pensione (social security).

Ma il vero problema e’ che Paul Ryan così’ come fanno quelli del tea party, strilla.

Strilla perche’ in fondo non ha nulla di dire, e lui spera che forse strillando, qualcuno lo ascolti.

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I Sonderkommandos della Memoria.

” La memoria umana e’ uno strumento meraviglioso ma fallace”  Con queste parole Primo Levi apre il capitolo iniziale del suo libro libro I Sommersi e I Salvati.

Ho ripensato a questa breve ma illuminante frase del più’ grande scrittore della memoria quando ho letto un paio di notizie che mi hanno provocato un senso di sgomento e disgusto, ma andiamo con ordine.  La prima notizia che ho letto su Il Messaggero.it e Il Giornale.it (ma l’ho letta anche su un paio di siti d’informazione online – RAI.it, Informazione.it) era quella relativa all’arresto di Johann B. cittadino americano residente a Filadalfia di 87 anni che il Centro delle Ricerche su Crimini Nazisti di Ludwigsburg ha identificato come una delle guardie che ad Auschwitz attendevano i deportati sulle banchine di quella terrificante stazione dove arrivavano di tutta l’Europa i treni merci pieni di untermenschen. Secondo Ludwisgburg, Johann B. era corresponsabile della morte di circa 340,000 ebrei.

Durante gli anni di tanto in tanto abbiamo letto notizie di questo tipo. Vecchi ex-criminali che venivano arrestati soprattutto negli USA o in Canada dove si erano nascosti usufruendo a volte della confusione degli anni successivi alla fine della guerra, ovviamente mentendo sulla loro condizione durante l’orgia nazista. Uomini di 80, 90 anni (l’ultimo in ordine di tempo e’ stato l’ungherese Laszlo Csatary che di anni ne aveva ben 97 e che e’ stato arrestato lo scorso 18 luglio per essere stato responsabile della morte di 12,800 persone). Ma quello che mi ha colpito sono stati i commenti all’articolo. Non si tratta di farneticazioni negazioniste come se ne possono trovare sulla rete o in oscuri libretti da quattro soldi, scritti da uomini da quattro soldi, piuttosto mi ha impressionato l’ignoranza, la completa mancanza di comprensione sulle vere ragioni per cui e’ ancora importante portare questi uomini davanti a una giuria di altri uomini. In quei “commenti” c’era l’assoluta ignoranza. Un vasto deserto dell’anima che nessun articolo, nessun “post”, nessun libro potra’ mai popolare. Un ignoranza assoluta, piena solo della perfetta mancanza di conoscenza.

Ma il bello ancora deve arrivare.

La seconda notizia che ho letto, anzi ho visto in quanto si trattava soprattutto di fotografie, mi ha lasciato un senso di sconforto che sta ancora durando  dentro la mia testa e che non riesco a mandar via.

Il giornale Estone Eesti Express ha usato una delle fotografie d’epoca (l’epoca della liberazione dei campi nazisti), di quelle vecchie, in bianco e nero. Di quelle dove gli scheletri ti guardano stipati dentro a minuscole cuccette fatte di legno spesso. Ti guardano con occhi enormi e profondi come pozzi senza tempo, vestiti di cenci, paura e dolore. Una di quelle fotografie che tutti noi conosciamo molto bene per e averne viste molte, sui libri, sui, giornali, nei documentari. Ma non l’abbiamo mai viste così’ come le ha usate il giornale Estone. Da campagna pubblicitaria.

“Con la cura del Dottor Mengele non diventerete mai grassi” o ancora ” A Buchenwald nessuno era sovrappeso”.  Quelli dell’Express si sono difesi affermando che non avevano intenzione di offendere gli ebrei (!), ma che avevano cercato di rispondere ironicamente a un altra campagna pubblicitaria fatta da una compagnia del gas, la Gas Term Esti. Non credo sia necessario descrivere quanto disgraziato sia il mettere insieme , foto di Auschwitz e Compagnia del Gas.

Io, non conosco i motivi che hanno spinto quelli che hanno preso la decisione di scegliere vecchie foto dell’Olocausto come base per patetiche campagne pubblicitarie. Soldi, Ignoranza, Razzismo?

Quelle fotografie, seppure vecchie sono fotografie di persone che hanno sofferto in modo indicibile, che hanno visto le loro famiglie, il loro mondo, la loro stessa essenza di uomini distrutta, violentata da altri uomini.

Lasciamoli in pace. Almeno da morti per favore, lasciamoli in pace.

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