Monthly Archives: August 2013

Lontano da dove

“Vai dunque laggiù? Come sarai lontano!”

– ” Lontano da dove?”

storiella ebrea

Ho passato l’ultima settimana ad Hartford nello stato del Connecticut lavorando ad un edificio bellissimo e complicato: la Parish Hall della Chiesa Episcopale Del Buon Pastore. La sua storia e’ unica ed affascinante. Fu fatta costruire nel 1867 da Elizabeth Jarvis Colt la vedova indomita di Samuel Colt. Si proprio lui! Quello delle pistole. Dell’epopea del West selvaggio. Degli Indiani e dei cow-boys. Di Tex Willer e Kit Carson. Morto il prode Samuel, la vedova d’acciaio prese saldamente in mano l’impero armigero del consorte, e anche se, data la sua condizione di donna non poteva ancora votare, poteva bensi’ dirigere un’industria possente.

Gran pezzo di Storia Americana. Se capitate da quelle parti, ad Hartford (CT) andate a vederla. Ne vale la pena.Good Shepard

Terminato per il momento il lavoro (tornero’ ad Hartford in Settembre e poi ad Ottobre, Novembre e Dicembre), ho preso la macchina per andare a Filadelfia. Era domenica. C’era il sole. Il cielo era veramente azzurro, e non sto facendo il poeta, ma era per davvero di un blu intenso come raramente si vede in questa parte di mondo. Brillava.

A volte nel cosmo gli astri muovono a nostro favore. All’autonoleggio mi hanno dato un upgrade. Sempre una Chevrolet che onestamente nel mondo delle automobili non passera’ alla storia come un Bugatti, ma almeno era nuova. Non sembrava una scatola di tonno con le ruote e aveva anche la radio satellitare. C’era traffico, ma questo scorreva abbastanza veloce anche se io avevo deciso di prendermela comoda. Non avevo fretta. Il mio primo appuntamento a Filadelfia era per le nove di mattina del giorno dopo. Lunedi.

La voce unica di Frank Sinatra mi teneva compagnia dal canale a lui dedicato della radio satellitare Seriusly Sinatra (il nome della radio e’ Sirio, da qui Seriusly, non e’ un errore). Donne, drinks, baci, love, carezze, promesse, uomini soli. Quella voce inimitabile mi buttava addosso tutto questo e insieme all’aria condizionata mi teneva compagnia.

Il traffico continuava ad essere veloce.

Improvvisamente la mia mente che si era stancata di essere cullata, inizio’ a giocarmi scherzi beffardi.

Mentre guidavo presi a pensare a persone che avevano riempito la mia vita come fanno le pappardelle al sugo di cinghiale in uno stomaco vuoto. Mi tornarono in mente esseri umani a cui avevo fatto del male. Che hanno pianto per me. Che io avevo ferito. Per l’ennesima volta mormorai delle scuse chiedendo loro perdono.

Intanto ero arrivato a Greenwich, CT.

Questa cittadina di circa 62,256 abitanti ha il record davvero invidiabile di essere secondo un censimento del 2012 la citta’ con il reddito pro-capite piu’ alto degli Stati Uniti. E se vivete in America anche quello d essere il posto ideale per vivere. Svoltai a destra e sono andato a vedere Greenwich. Chissa’? Magari avrei trovato qualche diamante per terra o bigliettoni da cento che crescevano sugli alberi invece che le fronde. D’altronde tutti e due sono verdi. I dollari e le fronde.

Invece la prostata mi chiese di fermarmi e di aiutarla. Una stazione di servizio mi apparve simile a un’oasi nel deserto. Scendendo dalla mia temporanea Chevrolet vidi intenta a far benzina una donna bellissima e chiaramente molto “Greenwich”. Perfettamente magra come solo la ricchezza invece che la povertà può far diventare perche’ la magrezza dei poveri e’ diversa. A volte e’ violenta altre troppo triste per essere raccontata da uno scribacchino del mio calibro.

La dea di Greenwich, aveva lunghi capelli scuri, le lunghe gambe erano fasciate da pantaloni attillati (ma come si fa ad entrarci in pantaloni di questo tipo?).

Quando la vidi era tutta intenta a fare il pieno al suo Mercedes SUV e notai come la sua fosse la macchina meno appariscente fra tutte quelle che facevano benzina in quella stazione di servizio. Era ovvio che per lei il mondo non esisteva se non per sentito dire. Lo sguardo era vacuo e non alla pari con il resto del corpo. Insomma, guardandola negli occhi potevi scorgere il retro della sua testa.

Entrai nella stazione di servizio per chiedere le chiavi che aprivano i servizi igienici situati in un angolo estremo della stazione. Anche se tutto questo duro’ meno di un minuto un ragazzo forse del Bangladesh o del Pakistan, lavava con vigore il vetro della porta di entrata. Gocce di sudore erano incastonate sulla sua fronte come se fossero una piccola collana di fatica e il sudore gli macchiava la t-shirt lisa dal colore ormai indefinito e perduto.

“sorry boss, sorry boss” mi disse facendosi prontamente di lato, come di sicuro faceva molto spesso per quasi tutti quelli che lo avvicinavano. Vidi nei suoi occhi neri come la brace la paura di chi e’ senza terra e la solitudine di chi cerca di restare aggrappato alla sua dignita’. Lo ringraziai e gli augurai buona fortuna. Mentre salivo nella mia macchina lo vidi riprendere instancabile il suo lavoro di lavavetri. Improvvisamente si volto’ guardando nella mia direzione. Mi regalo’ un timido gesto di saluto con la mano libera.

La strada verso Filadelfia mi accolse di nuovo. Sfrecciavo insieme a migliaia di automobili diretto a sud. Dopo qualche chilometro notai riflesso nello specchietto retrovisore che il cielo non era piu’ azzurro. Erano arrivate nuvole gigantesche che basse e grasse sembravano essere appese all’orizzonte. E il cielo si era fatto scuro.

Scuro come la pelle di un lavavetri.

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In fondo la vita non e’ cosi’ brutta

papa-francesco_h_partbNon posso ancora dire se Papa Francesco sara’ un grande Papa. Per intenderci, uno di quelli che cambieranno la storia della Chiesa tipo Innocenzo III, Gregorio VII o anche Giovanni XXIII. Quello che posso dire e’ che sicuramente questo si sta rivelando sempre di piu’ come un Papa umano. Molto umano. Facendo sparire quella patina di antico e irraggiungibile di cui spesso i pontefici sono ricoperti. Ha rifiutato l’appartamento papale, si trascina il suo borsone nero, ha le scarpe vecchie. Spesso si vedono i pantaloni scuri sotto la veste bianca. Gli piace il calcio. Mette lo zucchetto in testa ai bimbi. Parla a braccio. E dice cose importanti, fresche. Nuove. Considerando l’entusiasmo che Francesco genera quando incontra la gente si puo’ dire che stia portando un vento di novita’ e forse di rinnovamento in una Chiesa di Roma che era stanca. Vecchia e squassata da tempeste pericolose. Una Chiesa assediata.

Eppure forze reazionarie anche un po idiote dell’oscurantismo piu’ becero lo criticano a viva voce.  E’ accusato di mediocrita’ dal giornale online http://www.ncregister.com. Visto come un nonnetto un po’ scemo dal sito http://www.tradition-inaction.org e  naturalmente criticato a piena pagina dal blog http://www.messainlatino.it.

E questa e’ solo la cima dell’Iceberg. Gli anni di Giovanni Paolo II e di Benedetto VXI hanno portato la Chiesa di Roma molto spesso nelle braccia di forze conservatrici, nascondendosi nelle comodi e facili sicurezze di tradizioni vecchie e che sempre di piu’ sono lontane dalle vere esigenze dei cattolici del XXI secolo.

Papa Francesco non e’ un pericoloso eretico. Non distrugge i “valori cattolici”, ma anzi li rende piu’ forti e paradossalmente piu’ cristiani. Sta dicendo al mondo, che il mondo e’ di tutti noi. Anche dei gay, dei divorziati e dei poveri. Ha ragione quando dice che le donne sono piu’ importanti di Vescovi e Cardinali.

Ma non solo Lefebvriani, Negazionisti, Sedevacantisti, I Nuovi Crociati o i Fatimisti cioe’ frange estreme della reazione cattolica sono contro di lui. Ma anche quelle piu’ “normali” dei tradizionalisti cattolici che sono in numero non indifferente e vantano il sostegno di molti Vescovi e diversi Cardinali e che si muovono per respingere quello che Francesco cerca di portare nel mondo e di risvegliare nella Chiesa di Roma.

Una nota personale.

Alcune settimane dopo la sua  elevazione di Papa Francesco al soglio petrino sono andato a cena, qui a Chicago, con un mio amico sacerdote di cui sospettavo simpatie reazionarie.  Durante quella cena in cui il cibo era ottimo, il vino generoso e abbondante e la conversazione fluttuava libera. Ad un certo punto e con tono quasi cospiratore, il mio amico prete mi chiese (abbassando la voce e guardandosi intorno come se fossimo personaggi in un libro di LeCarre’) che cosa pensassi di Francesco e se anche io temevo che potesse essere pericoloso.

Pericoloso?

Piu’ delle chiese vuote? Degli abusi sui bambini? Delle malversazioni finanziarie? Delle lobby di potere in Vaticano?

Presi il bicchiere, lo vuotai assaporando il sapore pieno di quell’ottimo Barbera, guardai il mio amico e gli dissi:

“…just get a life”…

E a quei beceri oscurantisti voglio mandare lo stesso messaggio. Invitandoli anche a bersi una buona bottiglia di vino rosso che in fondo la vita non e’ cosi’ brutta.

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Io Non Mollo, Io Sono Innocente (disse il vero capo della Banda Bassotti)!

ImageHo passato gli ultimi cinque giorni della mia vita in Italia. Appena in tempo per assistere in prima persona all’ultimo show del mancato dittatore Silvio Berlusconi; quello fatto su un palco abusivo nel centro di Roma (ma chissenefrega delle regole e divieti) in una domenica bollente vagamente sahariana. Spettacolo triste, patetico, stanco. Vedere un uomo vecchio, con la faccia gonfia di botox e silicone con i pochi e tristi capelli tinti e finti, agitarsi e strillare la sua innocenza, di fronte  a sostenitori prezzolati mi ha fatto non solo un certo disgusto unito a un sentimento di pena, mi ha fatto anche pensare a quanto l’Italia sia sempre meno un paese normale. Berlusconi e’ da circa un ventennio (coincidenza?) un serio problema per la crescita e stabilita’ dell’Italia. Egli e’ un demoniaco buffone che ha un solo fine: quello di salvare le sue aziende e fare sempre piu’ soldi. Eppure continua a strillare, ad agitarsi, a minacciare, a sproloquiare. Dice e si contraddice. ” io non ero a capo di Mediaset per evitare il conflitto di interessi quando ero primo ministro quindi sono innocente” per contraddirsi nella frase successiva “I ho pagato 538 milioni di tasse” (scusa, ma se non eri piu’ il padrone di Mediaset perche’ hai pagato 538 milioni di tasse?). Quest’uomo e’ stato condannato dalla Cassazione non dal tribunale di Paperopoli. Dovra’ scontare grazie alla gentilezza di quella giustizia italiana che lui tanto disprezza solo un anno ai domiciliari o ai servizi sociali invece che quattro anni dietro le sbarre (quindi tutto sommato non gli ha detto male).  Senza dimenticare che altre sentenze sono attese. Altri processi, altre violazioni della legge.

Assurdamente invece Berlusconi continua ad atteggiarsi a vittima e a perseguitato politico (qualcuno per favore lo faccia parlare con i veri perseguitati politici). Minaccia direttamente o per bocca dei suoi sgherri, della sua personale corte dei miracoli, dei vari Fede, Brunetta, Santanche’, Carfagna e compagnia bella. I suoi nani e le sue ballerine. Che tremano al pensiero che Berlusconi finisca perche’ se cio’accade, poi chi paga? Continuando la sua politica fatta di nulla, bugie e bullismo.

Quest’uomo e’ un ladro. Fatevene una ragione.

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