Monthly Archives: April 2014

One, Two, Three Popes…

++ PAPA FIRMA DECRETI, WOJTYLA E RONCALLI SANTI ++http://www.Ansamed.info

The canonization of both John XXIII and John Paul II will take place this Sunday, April 27, in Rome, and the event is expected to attract million of people to the epicenter of Catholicism.

Though both popes will be elevated to sainthood on the same day, their impacts on the Catholic Church and its more than a billion followers worldwide could not be more different.

I am not sure many people remember John XXIII, who after all, died in 1963. He was a stocky little man with a prominent nose and a gentle voice. he was considered a “transitional pope”, being 76 years old when he was elevated after eleven ballots to the Throne of Peter.

Regardless, during his short-lived papacy (just under five years), he did much to open the Church not only to the world but also to the future. In calling the Second Vatican Council (1962-1965), which he didn’t see completed because of his death in 1963, John XXIII shook the walls of a previously unchanging Church, essentially returning the individual human being to the center from the periphery of the Catholic vision as it was until that moment.

“We are all made in God’s image, and thus we are all Godly alike” was one of his teachings -an uncommon belief among his predecessors, where the supreme authority of the pope in all matters was unshakable.

The encyclical letter “Pacem in Terris” is not simply about peace. It is also (and especially) about human rights – about the dignity of man: the poorest, the forgotten, and the last. And this was more than fifty years ago.

I’ve written before that I consider John Paul II a pope that did damage to the Catholic Church.

His conservativism, his opposition to the opposition to the ordination of women, and his vision of a Church based on a sheltered and deaf perspective on the world (despite his frequent travels) all succeeded in alienating many that were ready to be embraced by the Catholic Church.

His appointing of conservative bishops throughout the world and his benevolence towards organizations like Opus Dei, Legion of Christ, Neocatechumenal Way and Schoenstatt, have served to push away those who are not part of such self-righteous way to see the Church.

There is a reason why churches are getting emptier and emptier, and there is a reason why the Catholic Church has pushed away more and more people.

The great popularity of Francis proves that people again wish to be part of the Church of Rome -a loving and open Church rather than one closer to the Middle Ages than our times.

I believe Francis is torn between the conservative forces that are still the predominant influence within the Vatican and his own vision of the Church of Rome (Just today news broke of a possible call he made to a divorced woman in Buenos Aires, telling her that she is doing nothing wrong in taking communion).

Francis is a Jesuit and by education is inclined to politics. Could this the reason he chose to make both John XXIII and John Paul II saints on the same day?

Is he trying to build a bridge?

Maybe.

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April 23, 2014 · 9:01 pm

El Sonador Encantado: Gabriel Garcia Marquez (1927-2014)

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Adios Maestro y gracias por dejarnos sonar.

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Ipotesi Sul Romanzo.

 

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La frase di Adorno, che scrivere una poesia dopo Auschwitz e’ un atto di barbarie e’ una frase terribile che presenta due possibilità’ d’interpretazione. Entrambe valide.

Auschwitz come anus mundi e quindi come distruzione totale  dell’uomo che non può e non deve contemplare la possibilità di poetare in quanto lo scrivere poesia può essere inneggio alla vita. E’ questa una visione nichilista della letteratura, seppure di un nichilismo non naturale ma bensì indotto dalla drammaticità ultima di Auschwitz che non può essere dimenticata. Del tutto simile ad un’esplosione atomica che contamina per migliaia di anni il mondo intorno all’epicentro dello scoppio e che impedisce la rinascita di una qualsiasi forma di vita.

In quest’ottica la frase di Adorno e’ senza dubbio da ritenersi valida sotto tutti i punti di vista. Ma la letteratura in generale e in particolare quella ebraica non e’ più la stessa. Essa e’ morta. Passata attraverso il camino. Dispersa nel cielo sotto forma di un fumo azzurrognolo, dall’odore acre.

Morta, quindi, ma poi tornata a nascere sotto altre spoglie. Piena di dolore. Di drammatico silenzio. Di parole urlate sulle pagine bianche dei libri. Carica di memoria. Ed essa riempie di responsabilità il lettore, divenendo terapia per chi scrive. Ma anche ulteriore e intrinseco sviluppo della letteratura stessa che ha scoperto un nuovo e impensabile limite, quello del dolore senza fine. Delle domande senza risposte. Del pianto senza lacrime, quello dunque dell’anima mutilata.

In quest’ottica quindi, la frase di Adorno si presta all’altra interpretazione cioè che compiere tale atto di barbarie diventa necessario, passo fondamentale per la rinascita stessa di quella parte della letteratura morta passando per il camino. Come ha scritto, nonostante Auschwitz, con inimmaginabile sofferenza Primo Levi nella splendida “Alzarsi” “…tornare, mangiare, raccontare…”.

Romanzo del ricordo definirei quindi molti di quelli scritti dopo Auschwitz, tra cui quelli di Primo levi, Elie Weisel, Jean Amery, Paul Celan o di Peter Szondi. Romanzo del ricordo dunque ma anche dell’orrore e del male creato dall’uomo. Orrore che deve essere raccontato. Ad ogni costo, perché’ la testimonianza deve diventare Letteratura. Letteratura del ricordo. Dell’ode disperata a chi e’ stato distrutto. Letteratura quindi come antidoto dell’odio. Forse l’ultimo avviso all’uomo stesso che e’ stato capace di pensare, creare Auschwitz. E forse tale letteratura può’ ricondurre l’uomo sui propri passi. Farlo tornare ad essere uomo. Forse a ritrovare la sua vera identità  e mondarsi dunque dell’inenarrabile.

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Rwanda, 6 Aprile 1994: let’s not forget.

Rwandanews.bbc.co.uk

Venti anni fa, (il 6 aprile 1994), abbiamo tutti scoperto un paese che risponde al nome di Rwanda.

In pochi mesi mesi le milizia aiutate da civili dell’etnia predominante, gli Hutu, hanno perpetrato il genocidio dell’etnia rivale, Tutsi. Hanno massacrato uomini donne e bambini. Senza risparmiare quegli Hutu che cercarono di nascondere e aiutare quelli dell’etnia nemica.

A colpi di machete, li hanno sgozzati, tagliato le loro teste, smembrato i corpi. In un parossismo di perfetto odio razziale. Naturalmente pochi mesi dopo i Tutsi hanno cercato e trovato la loro rivincita.

Ancora sangue. Ancora genocidio.

Venti anni dopo, Attenti al Lupo, vuole ricordare le vittime innocenti di entrambe le etnie, così che il loro sangue ormai disseccato non sia perso nel tempo.

Venti anni fa e’ accaduto l’ennesimo genocidio e forse ancora una volta Dio ha pianto.

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