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Dalle Mie Finestre

 

redwindow

Apro una finestra e vedo la gente che a Gaza corre a nascondersi. Ne apro un’altra e osservo persone impaurite che a Tel Aviv cercano rifugio dai missili di Hamas.

Se guardo ancora più lontano vedo bambini che vengono usati come scudi umani a Damasco, solo che in questi giorni se ne parla di meno. Dalle mie finestre vedo qualcuno che a Chicago spara a una ragazzina davanti alla sua scuola. Cosi’ senza motivo.

Le mie finestre sono grandi e danno sul mondo. Le apro ogni tanto per cercare la luce e far entrare aria nuova ma troppo spesso vedo una bambina che corre a nascondersi da qualche parte (come la bambina dal cappottino rosso del film di Spielberg, ricordate?), che ha perduto i genitori uccisi da granate e missili costruiti da noi, gente perbene, che viviamo cosi’ lontano da quelle strade polverose e piene di buche, anzi crateri.

Non illudiamoci: le armi che stanno uccidendo i bambini in Israele, in Siria, e in altre parti dolorose non sono costruite a Gaza oppure nel Mali, non vengono dalla luna. Sono frutto della nostra tecnologia e del nostro mercato. Solo che noi ce ne dimentichiamo spesso.

Dalle mie finestre vedo le nostre mani sporche di sangue.

Solo che noi ce ne fottiamo. Oh yeah.

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STOP

Please STOP killing children (everywhere but especially in Gaza AND Syria).

Just STOP.

WarKillsChildren

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Why Don’t We Give a Shit?

When we will stop being silent?

gazawalls

 

Why Don’t we Give a Shit?

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A List of Unpleasant Places (not in alphabetic order)

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A list of countries where children have been forced into combat. They have been Killed. Raped. Injured.

 

Pakistan. India. Nepal. Iraq. Afghanistan. Myanmar. Thailand. Philippines. Srilanka. Yemen. Somalia. Sudan. South Sudan. Dr Congo. CAR. Ivory Coast. Chad. Libya. Mali. Lebanon. Israel. Palestine. Columbia.

 

(from 2013 annual report of the UN Secretary-General on children and armed conflict)

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Parole, Parole, Parole…

I cardinali elettori pronti per il Conclave

Il NYT ha detto che Papa Francesco sta ridefinendo la Chiesa.

Secondo me invece il NYT non capisce la Chiesa cattolica per estensione e soprattutto le vecchie abitudini vaticane. Scusate se sembro arrogante ma dopotutto vivo in America da quasi venti anni e ho studiato in Vaticano crescendo letteralmente all’ombra del “Cupolone”.

E’ indubbio che Papa Francesco ci appaia come un raggio di luce nuova. In fondo questo vecchietto arzillo di settantotto anni parla  a braccio.  Si fa fare i selfie con i ragazzini, fa battute e discute con i giornalisti standosene in piedi mentre l’aereo sfreccia piu’ alto delle nuvole.  Di tanto in tanto dice cose che non ci aspettavamo. Bene, anzi benissimo.

E poi?

Mi ricordo la grande impressione che fece Giovanni Paolo II quando venne elevato al soglio petrino. Il mondo abbraccio’ quel polacco che sorrideva, parlava con un accento strano, portava l’orologio al quarzo (e tutti se ne stupirono), nuotava in piscina e se ne andava a sciare, almeno fino al tragico attentato del tredici maggio 1981. Eppure quel Papa che all’inizio ci apparve come un uomo nuovo che stava portando un vento innovatore nella Chiesa, si e’ rivelato un’ arcigno conservatore che ha riportato la Chiesa indietro di molti anni fermando quel magico progresso che Giovanni XXIII aveva iniziato con l’epocale Concilio Vaticano II.

Non credo che Francesco sia dello stesso stampo (grazie a Dio) di Giovanni Paolo II. Sarebbe la fine per la Chiesa di Roma. E a quelli che leggendo queste righe saltassero sulle loro sedie voglio  ricordare che i primi disgustosi rapporti sugli abusi dei preti coperti dai vescovi vennero a galla sotto il suo pontificato. Il Cardinal Ratzinger aveva gia’ nel 1991 presentato a Giovanni Paolo II un rapporto sui gravi crimini contro i bambini. Non se ne seppe piu’ nulla fino a qualche anno fa.

Piazzando abilmente vescovi e arcivescovi ultraconservatori in tutto il mondo ha praticamente fermato il progresso della Chiesa di Roma chissa’ per quanto tempo ancora. Con la conseguenza di continuare ad allontanare i fedeli dalla Chiesa. Non credete ciecamente alle occasionali adunate di fedeli in paesi in cui vedono il papa molto di rado. Fatevi invece un giro per le parrocchie alla domenica mattina. Le chiese son quasi tutte vuote.

Non date solo la colpa ai tempi nuovi. Alla gioventu’ scapestrata.  Al capitalismo e materialismo imperanti.

Se la Chiesa non comprende che i tempi sono cambiati, perche’ la colpa deve necessariamente essere del “mondo” e dunque nostra? Perche’ invece per una volta in duemila anni la Chiesa non ammette i propri errori? Una bella enciclica dal titolo In Enormes Errores Ecclesiae (Sugli enormi errori della Chiesa) darebbe ai fedeli una speranza. Alla Chiesa manca quell’umilta’ che troppo spesso invece invoca per gli altri e predica continuamente.

Francesco parla e parla e parla. Ma i fatti? I divorziati ancora non possono ricevere i sacramenti. Le donne ancora non contano nulla. Gli omosessuali sono ancora esseri malati.

E’ di oggi la grande notizia che Francesco ha creato una commissione che dovra’ decidere sulla commissione per i crimini contro i bambini.  Avete letto bene: una commissione sulla commissione.

E a che servira’ mai questa “commissione” di otto persone sparse per il mondo? Quando si incontrano? Che cosa decidono? Come si parlano? Francesco crede forse di avere trent’anni e tutto il tempo davanti a lui? Scusatemi, ma stiamo parlando di un anziano di quasi ottant’anni a cui manca un polmone. Se deve fare qualcosa per la Chiesa, la faccia.

Tanto rumore per nulla. Questo e’ sino ad oggi il pontificato di Francesco. Pubbliche relazioni.

O come cantava Mina…

Parole, Parole, Parole…

PS Per i miei lettori non Italiani, Mina e’ una grande voce della musica italiana e Parole Parole Parole, una sua canzone

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The True Children of a Lesser God

 

Child in Syria

We are not talking about it. It’s a shadow. Just far and away. We are not talking about it.

We are not talking about the children of Syria.

In February a report was presented to the U.N. Security Council that verifies the terror suffered by Syria’s children during three years of an insane conflict. But they don’t care. No action.

Children have been sexually abused. Raped. Executed. Children have been used as human shield. Their relatives have been tortured before them.

More than 10,000 have been killed. We are silent. They don’t exist. The children of Syria are far and away. Shadows and ashes that we ignore.

They are the true children of a lesser God.

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A Nuremberg trial for Catholic Bishops?

St Peter and Lightening

Today the United Nations Committee on the Right Of The Child released a report accusing the Vatican of covering up many decades of sexual abuse of children by priests.

The Treaty of Rome (July 17,1998) affirms that: ” Crimes against humanity are particularly odious offenses in that they constitute a serious attack on human dignity or grave humiliation or a degradation of one or more human beings and that they are not isolated or sporadic events.”

What about the crimes of sexual nature against children committed by Catholic priests? In my opinion these crimes are not just horrible, aberrant acts committed by sick people but true crimes against humanity. Destroying the innocence of children should be considered a crime against humanity.

Some of the priests have paid for their crimes, but what about the Bishops who have covered up the of the sexual abuse?

Should not they as leaders pay a price?

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E Le Suore No?

Monaca-di-MonzaAmmettiamolo.

Ai preti dice meglio. Mi spiego: Essi hanno figli illegittimi, amanti (di tutti e due i sessi) piu’ o meno nascosti. “Mogli” che vivono nell’ombra; insomma ne fanno e ne hanno fatte di tutti i colori eppure non vengono spretati o mandati in esilio anzi mi risulta  che in molti casi siano le varie diocesi a pagare il mantenimento di questi figli dell’ombra. E’ stato cosi’ da secoli e  va’ in tal modo in questo nostro mondo sbilenco. Nessun stupore. Di questi tempi un prete che ha un figlio illegittimo non fa veramente notizia. Amen.

Ma fa notizia invece la storia che ho letto nei giorni scorsi di una suora salvadoregna, Suor Roxana Rodriguez la quale ha partorito nell’Ospedale San Camillo in Rieti un bel maschietto di 3.2 chilogrammi  che e’ stato chiamato Francesco. Il fatto per se non mi turba, ma quello che mi ha dato fastidio e’ come si sia espresso il Vescovo di Rieti, Monsignor Delio Lucarelli. Infatti il prelato ha suggerito alla suora di lasciare la vita conventuale e di tornare allo stato laicale. Raccomandazione questa che infatti e’ stata subito raccolta e condivisa dalla madre superiora del convento Delle Piccole Discepole di Gesu’ dove viveva Suor Roxana.

Due pesi e due misure. Non sono un ingenuo e non mi stupisco di come la vicenda sia stata trattata eppure mi da fastidio leggere dell’ipocrisia e divergenza di trattamento che la Chiesa di Roma riserva alle donne. Non parlo di Teologia. Questa notizia e’ infatti una non-notizia. Una donna ha fatto sesso con un uomo (anche se aveva promesso di astenersi) ed e’ rimasta incinta.

Da Cattolico vorrei che la mia Chiesa si comportasse in modo piu’ rispettoso verso le donne e che smettesse di considerarle inferiori agli uomini nonostante le belle parole di circostanza.

Mi risulta che il piccolo sta bene e in fondo questa e’ la cosa piu’ importante.

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L’Anno Che Verra’

FireworksAuguri.

Auguri a tutti voi. A quelli che mi leggono e a quelli che non sanno nemmeno che esisto. Auguri a quelli stanchi, ai tristi. A quelli che hanno smesso di ridere da un pezzo perche’ non hanno piu’ soldi, hanno perso il lavoro o perche’ la moglie e’ scappata con Rino il benzinaio.

Auguri a quelli che strillano sempre anche quando non serve a nulla. Auguri agli stronzi che in fondo non mancano mai basta guardarsi intorno. Auguri a quelli che cercano di smettere di fumare ma non ci riescono che solo sentissero quanto puzzano. Auguri a quelli che ancora credono che Berlusconi e’ l’uomo della Provvidenza. A quelli che stanno a sentire Beppe Grillo che forse strilla cosi’ forte perche’ ha paura del silenzio e dunque Auguri anche a lui.

Auguri ai Cattolici intransigenti che sono convinti di andare in Paradiso perche’ sanno recitare bene le preghiere e fanno parte dell’Opus Dei o di Comunione e Liberazione (son confuso, ma Formigoni ha finalmente scopato o e’ ancora vergine?), comunque Auguri anche a loro.

Auguri agli orfani di Mandela. Auguri a quelli che arrivano a Lampedusa infreddoliti, soli e disgraziati, anzi a loro Auguri doppi.

Auguri a quelli che hanno dimenticato che noi Italiani siamo stati i primi veri emigranti (insieme agli ebrei soprattutto quelli orientali, auguri anche a loro) e abbiamo esportato la Mafia, il primo Made in Italy. Non dimentichiamolo.

Auguri a mia zia Maria che ha ottantanove anni, e’ sordomuta dalla nascita, ha un cancro alla mammella e si e’ rotta il femore e non cammina piu’. Eppure continua a sorridere. Dunque auguri a mia madre (che di anni ne ha settantanove) e che si prende cura di lei.

Auguri a quelli che non sanno amare. A quelli che hanno smesso di sognare. Ai vacui, a quelli con troppi tatuaggi che un giorno se ne pentiranno.

Auguri al Signore che ha tanto lavoro da fare.

Auguri ai miei figli che continuino a crescere sani e con il sorriso sempre nelle tasche. Auguri a mia moglie che e’ la mia vita.

Auguri a Peanut, il mio cane e che mi insegna tante cose.

E in fondo auguri anche a me.

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Noi Padri

la luna e tuMe ne stavo seduto al O’Hare International Airport di Chicago bevendo un americano grande con 2 extra “shots” di espresso in attesa d’imbarcarmi su un volo verso la east coast. Il mio sarebbe partito in pochi minuti. Un uomo enorme continuava a mangiare da un contenitore di plastica qualche cosa di strano che non riuscivo ad identificare. Un gruppo di assistenti di volo passo’ vicino a me rumoreggiando come fossero uno stormo di laridi.

Fuori dalle grandi vetrate il sole picchiava impietoso su grossi aerei addormentati al terminal. La luce del primo pomeriggio ballava coraggiosa sulle ali di quell’aereo che in pochi minuti mi avrebbe inghiottito nel suo ventre capace, insieme ad occhio e croce, a un centinaio di altri viaggiatori che come me attendevano vacui e stanchi il loro destino.

Pochi attimi prima che l’agente del gate iniziasse il suo tipico rosario pre-volo, un uomo anziano saluto’ cordialmente un altro viaggiatore molto piu’ giovane, un uomo abbastanza distinto di quarant’anni circa che indossava una maglietta con su scritto la parola “NASA”. Quella che segue e’ piu’ o meno la loro conversazione:

“Salve, lavori alla Nasa?” chiede l’uomo anziano.

“Si, infatti lavoro alla NASA”

“Che coincidenza, anche mio figlio”

“Davvero? E come si chiama?”

“Thomas D.”

“Accidenti, ma io lo conosco!!”

“Incredibile! Ehy Louise, Il signore conosce Tom!” dice l’anziano tutto eccitato alla moglie. Come risposta, la signora si alza dal suo sedile e simile alla lumachina di Pinocchio si avvicina ai due.

“Dove vai?”

“Sono in transito da Huston a Boston”

“Che coincidenza, anche noi…e cosi’ conosci Tom?!”

” Assolutamente! un’ottima persona e…un grande astronauta”

Avrei voluto che voi foste con me, al terminal H1 aspettando un volo qualsiasi verso una qualunque citta’ dell’East Coast. Se lo foste stati avreste visto l’espressione di gioia illuminata e profondo orgoglio del vecchio signore. Era un lampo d’orgoglio verso il figlio, di benessere sereno da parte di un padre che sente di aver fatto tutto il proprio dovere. Ma soprattutto era amore. Puro. Perfetto. Amore verso il figlio. Credo non perche’ gli astronauti al mondo sono solo pochi, veramente pochi.

Ieri sera ho accompagnato mio figlio Marco Alexander al suo primo allenamento di pallacanestro con la squadra della sua scuola (fa la quinta elementare). I ragazzini erano palesemente felici di iniziare una nuova avventura nella loro vita. Quasi tutti sfoggiavano magliette raffiguranti D-Rose, L.James e i Bulls di Chicago e i Lakers di LA.

I due allenatori, erano gentili ma fermi allo stesso tempo, spiegando le varie tecniche di tiro, stoppaggio, quello che insomma forma le basi di questo sport.

Sedevo all’angolo piu’ lontano della palestra osservandoli attentamente. Vedevo Marco, correre con entusiasmo cercando di mettere in pratica gli insegnamenti dei suoi allenatori. Devo ammettere che dopo un poco avevo smesso di guardare gli altri bambini. Essi erano diventati per me una galassia nebulosa e lontana. Guardavo solo il mio Marco, che giocava a pallacanestro correndo felice e serio sul parquet. Palleggiava a fatica una palla forse troppo grande per lui, lanciandola in un canestro troppo lontano. Distante quasi fosse la luna.

Marco divento’ allora il mio piccolo astronauta. E son convinto che se qualcuno mi avesse visto in quel momento forse avrebbe letto nei miei occhi lo stesso orgoglio del padre dell’astronauta all’aeroporto di Chicago.

Sono certo che vi avrebbe letto anche un grande amore. Infinito come l’Universo.

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