Tag Archives: 2014

Confusion.

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Le cose della nostra vita cambiano spesso. Trovare la pace per molti e’ cosa complessa. La cecità’ dell’anima e’ difficile da interpretare e così l’amore svanisce come fosse vapore.

Ci sono momenti nella nostra vita in cui sbattiamo la testa contro un muro duro. Durissimo. Alto, anzi altissimo. Non c’e’ verso di superarlo e così’, tristemente, l’unica cosa a cui possiamo aggrapparci e’ il nostro stesso silenzio. Non c’e’ nulla da fare. Le cose cambiano spesso. Parole vengono spese anzi usurpate inutilmente debbo dire. Così’ che quel senso stancante di solitudine non ci lascia mai anzi si diverte a giocare con noi.

Ti rigiri e scopri di non conoscere chi credevi ti fosse amica. Persona che esisteva nella tua intimità’ non solo fisica ma anche e soprattutto amica nell’anima. Invece no. Hai in mano il nulla assoluto, il domani da combattere. E di te continuano a restare solo briciole.

Le cose della nostra vita cambiano spesso.

E io bevo ancora un bicchiere di vino.

 

 

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You Are My Sister

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REYHANEH JABBARI, today you are my sister.

She was hanged by the Iranian regime for defending herself against who tried to rape her.

You are my sister, like all the women who have suffered because of men.

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Il Coraggio dei Vescovi, o No?

Sant-Ambrogio-Vescovo

I Vescovi della Chiesa di Roma, durante questo Sinodo potranno scegliere tra l’essere veri pastori o ancora una volta ciechi davanti al mondo. Speriamo che la loro ipocrisia venga lasciata al di fuori del tempio.

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Considerations of a Tired Man

enough_is_enough

The world outside seems like a crazy merry-go-around.

Severed heads. Shattered countries. Helpless presidents. Girls are raped like it’s nothing – in India and Sudan it can seem like it’s endemic. And the world is silent.

Chaos. Do we even know what we are anymore?

Everyone’s yelling about something; we’ve learned to bark better than the dogs. And the dogs are abandoned like they are trash.

Suffering. Children are used as human shields; it’s happening now in Syria and not too long ago in Gaza.

The North hate the South. The South swears the North is a plague. The Whites kill the Blacks. The Blacks murder other Blacks -and sometimes Whites, too. Ninety percent of the world is starving. Elephants are nearly extinct and tigers are killed to make throw rugs.

Priests speak of God, but they turn their backs and leave the little nuns in Burundi to do the work that Christ has asked of us: to love one another.

And we’re all waiting for the iPhone 6.

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At Some Point…

At some point we just need to stop.

against hate

Just Stop Hate.

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Zia Yentl; Ovvero il Desiderio di Raccontarsi di Quelli Senza Voce

 

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Vi siete mai domandati perche’ raccontiamo storie?

Se facciamo attenzione, in ogni cultura, possiamo notare come sia forte e spesso impellente il desiderio di passare ad altri una conoscenza precisa oppure una diceria vaga e senza confini se non quelli delle storie stesse, ondivaghe, che  fluide passano da persona a persona.

” I talenti epici sono piuttosto frequenti in Oriente. In ogni famiglia c’e’ uno zio che sa raccontare storie. si tratta per lo più’ di poeti silenziosi che rimuginano tra se le loro storie, oppure le inventano al momento e le modificano mentre le raccontano” annota nel suo libro sugli ebrei orientali Joseph Roth (Joseph Roth, Ebrei Erranti, Milano 1985, il libro apparve per la prima volta a Berlino nel 1927 presso le edizioni  ‘Die Schmiede’). Ancora Walter Benjamin come “Considerazione sull’opera di Nicola Leskov” aveva predetto la morte dello scrittore-narratore, di colui cioè’ che costruisce la sua narrazione sulle storie raccontate da altri.

Provate ad immaginare, in qualsiasi tradizione popolare una figura come ad esempio quella della zia Yentl, tipica della tradizione letteraria dell’Europa Orientale. Esattamente come fa la zia Yentl nel racconto L’Immagine (Isaac Bashevis Singer, L’Immagine, Milano 1987, traduzione di Mario Biondi): Zia Yentl si sfrego’ la fronte, quasi si fosse dimenticata che ne aveva in mente una. “Che cosa? Ah si! E’ successo a Krashnik…”

Il raccontare storie e’ un’arte antica e condivisa da molti popoli. A volte quest’arte rivive laddove era stata dimenticata o smarrita.

Noi dobbiamo raccontare. I poveri e derelitti lo fanno spesso. Se vi fermate per strada a parlare con un vagabondo, di quelli che puzzano e sono vestiti di cenci neri e lisi simili ad un cielo invernale ricco di nuvole grasse, potreste scoprire gemme inaspettate.

Ho scoperto da tempo, che quelli che noi riteniamo senza voce, invece a volte, ne hanno una molto forte.

Impariamo ad ascoltarli.

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L’Anno Che Verra’

FireworksAuguri.

Auguri a tutti voi. A quelli che mi leggono e a quelli che non sanno nemmeno che esisto. Auguri a quelli stanchi, ai tristi. A quelli che hanno smesso di ridere da un pezzo perche’ non hanno piu’ soldi, hanno perso il lavoro o perche’ la moglie e’ scappata con Rino il benzinaio.

Auguri a quelli che strillano sempre anche quando non serve a nulla. Auguri agli stronzi che in fondo non mancano mai basta guardarsi intorno. Auguri a quelli che cercano di smettere di fumare ma non ci riescono che solo sentissero quanto puzzano. Auguri a quelli che ancora credono che Berlusconi e’ l’uomo della Provvidenza. A quelli che stanno a sentire Beppe Grillo che forse strilla cosi’ forte perche’ ha paura del silenzio e dunque Auguri anche a lui.

Auguri ai Cattolici intransigenti che sono convinti di andare in Paradiso perche’ sanno recitare bene le preghiere e fanno parte dell’Opus Dei o di Comunione e Liberazione (son confuso, ma Formigoni ha finalmente scopato o e’ ancora vergine?), comunque Auguri anche a loro.

Auguri agli orfani di Mandela. Auguri a quelli che arrivano a Lampedusa infreddoliti, soli e disgraziati, anzi a loro Auguri doppi.

Auguri a quelli che hanno dimenticato che noi Italiani siamo stati i primi veri emigranti (insieme agli ebrei soprattutto quelli orientali, auguri anche a loro) e abbiamo esportato la Mafia, il primo Made in Italy. Non dimentichiamolo.

Auguri a mia zia Maria che ha ottantanove anni, e’ sordomuta dalla nascita, ha un cancro alla mammella e si e’ rotta il femore e non cammina piu’. Eppure continua a sorridere. Dunque auguri a mia madre (che di anni ne ha settantanove) e che si prende cura di lei.

Auguri a quelli che non sanno amare. A quelli che hanno smesso di sognare. Ai vacui, a quelli con troppi tatuaggi che un giorno se ne pentiranno.

Auguri al Signore che ha tanto lavoro da fare.

Auguri ai miei figli che continuino a crescere sani e con il sorriso sempre nelle tasche. Auguri a mia moglie che e’ la mia vita.

Auguri a Peanut, il mio cane e che mi insegna tante cose.

E in fondo auguri anche a me.

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